varie

"Ma ormai non può farci più niente"
"Una cosa posso ancora farla" obiettai.
"E quale?" mi chiese lui.
"Svegliarmi" E così feci.

 
 
Hanno versato benzina sul latte...



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sabato, 26 aprile 2008
Amori recisi e stroncati sul nascere

gelsominoQuella sera si addormentò contento, dopo aver trapiantato con amore felci e menta piperita in vasetti variopinti.

Non aveva affatto il pollice verde, se mai blu per essersi schiacciato il dito con la zappetta nuova di zecca, ma tutte le piantine alle finestre erano in ordine finalmente, persino quel vecchio tronco del rosmarino!

Durante la notte si rigirò parecchio nel letto, sorridendo, forse sognando una tavoletta infinita di cioccolata.

Fatto sta che al risveglio qualcosa gli stava solleticando il naso, con suo estremo disappunto. Alzò la mano per grattarsi, ma la mano era bloccata!

Inspiegabilmente il gelsomino, durante la notte, si era esteso con i suoi floridi ramoscelli lungo tutto il suo corpo, imprigionandolo.

Con pazienza accarezzò col dorso del pollice blu una foglia del gelsomino e questo sorridendo allentò la presa, quel tanto da consentirgli di muoversi e afferrare il vaso. Da quel mattino e per molti mesi girò ovunque andasse col vaso in mano e il gelsomino arpionato addosso.

Quando incontrava una ragazza carina e mora questo fioriva tutto, affascinandola col suo profumo, Lui le parlava e questa inevitabilmente ci stava.

Un triste giorno il gelsomino ingiallì foglia dopo foglia poverino. La causa fu presto individuata, la vicina del piano di sotto aveva acquistato una passiflora tutta sciantosa, splendida nel suo vaso giallo.

Il poverino  immalinconì al punto da ridursi rami e linfa, mollando sempre più la presa su di Lui.

Libero finalmente dalla schiavitù di quel reticolo di rami e foglioline morbide si fece finalmente un bagno, cosa impossibile con un gelsomino aggrappato addosso,  lasciando aperta la finestra per estrema sensibilità, nel caso le piantine volessero scambiarsi qualche odore.

Il mattino dopo quale fu la sorpresa di trovarsi imprigionato tra i rami del gelsomino, rinvigorito,  dolcemente intrecciati ad una splendente passiflora in fiore?

Ma tant'é, la vita continua e un buon diserbante stroncò questo amore intrecciato.

 

Latteversato da: whois a 19:24 |commenti (15) |latte versato link| almost sogni

 

lunedì, 31 marzo 2008
Armilla

Alla sala di aspetto della stazione  ascoltava lo sferragliare  e silenzi ostinati tra l’uscire e l'entrare di gente totalmente sconosciuta. La voce gentile della barista  le perveniva al suo tavolino dove il familiare era rappresentato da:

una borsa rossa

una sciarpa bianca.

Decidendo di non aspettare oltre un treno che quel giorno non sarebbe arrivato Armilla infilò la sua sciarpa e la borsa dentro un  sottile fil di ferro tutto lucido,  li attorcigliò esattamente sulla cima. Uscendo dal locale vi infilò anche i guanti e i pochi acquisti fatti per la cena.  

Sulla punta di quel filo, che teneva saldo in mano per la base,  si andava aggrovigliando una pallina di oggetti multicolori che lei portava  con se, a volte ingrandendola a volte assottigliandola, a seconda dell'uso degli oggetti, come un piccolo armadio ambulante nei suoi giri per il mondo.

Al primo goccio di pioggia issò un ombrello aperto in cima al suo torciglio di fil di ferro e così facendo si trovò benissimo ovunque andasse, con il suo guardaroba aereo ma non troppo  sempre appeso a un dito, lei sorridente, sotto.

Latteversato da: whois a 22:00 |commenti (21) |latte versato link| almost sogni

 

venerdì, 29 febbraio 2008
La casa sul ponte di cemento

pesce volanteLa casa sul ponte di cemento era abitata da una proprietaria stravagante.

Bisogna essere stravaganti per abitare su un ponte, sopra un arco perfetto di cemento bianco latte sciolto  tra gli asfalti del quadrivio  trafficato e centri commerciali!

La signora, sempre avvolta in fitti veli violetti, usciva ogni sera dalla finestra srotolando la scala di corda fino a terra, imbracciando il panierino per cercare funghi ai margini del marciapiede, ovuli stentati e insalata matta, illuminata dall’insegna lampeggiante gialla e rossa del centro commerciale.

A intermittenza  percorreva tutto lo spazio tra il ponte e la strada cercando un angolino comodo; lei si che era la legittima proprietaria morale del sottoponte! Spesso ci si sdraiava e si riscaldava tra i fumi dell’asfalto, come in un caloroso abbraccio di un amante. Poi se ne tornava nella casa sul ponte col paniere tra i denti e, a seconda della stagione, due margherite di campo in mano.

Quel che facesse all’interno della casa nessuno lo sa e mai in realtà l’ha voluto sapere, sebbene prima c’era stato quell’episodio increscioso delle sassaiole agli automobilisti, ma non sembravano provenire, quelle pietre mute, dall’abitazione della signora.

Successivamente era stato sgradevole tagliare tutti i fili di nylon con un amo e un verme  appeso in fondo, provenienti proprio dalle sue larghe finestre.

Del resto come darle torto? - I pesci volanti volano, se non provo, come faccio a sapere con precisione che non volino anche sull’asfalto? - si difendeva accanitamente contro tutti.

La polizia e la protezione civile avevano chiuso un occhio o entrambi borbottando : - Abita su una casa su un ponte, cos’altro si può pretendere se non un po’ di docilità? -

Una volta al mese i pilastri del ponte si macchiavano di verde.

- Tintura per capelli!  - sentenziò il geometra. Che la signora avesse i capelli lunghi cinque metri nessuno poteva sospettarlo, e lei amava particolarmente tingerseli al chiaro di luna, seduta su una finestra, lasciando andare la chioma a sfiorare cemento e strada.

- La signora matta del ponte non è tornata a casa questa notte!! - disse improvvisamente un Giovedì il bimbetto dell’asilo  alla maestra, con l’indicino teso verso l'abitazione osservando le finestre spalancate.

- Zitto amore -, rispose dolcemente lei, per liquidare il discorso.

La casa ora è vuota, nessun amo volteggia appeso a fili accalappia pesci volanti.

La signora è morta tentando un numero di equilibrismo, un piede avanti all’altro, a piccoli passi, sui cavi dell’alta tensione, una cometa di velo viola di mezzanotte fulminata e poi null’altro.

La casa sul ponte ora è in vendita, ma è difficile amarla quanto la precedente proprietaria e coglierne la storia. Lei si sgretola piano ad ogni urto, tossicchia secche scosse sismiche e di assestamento, un giorno cambiò persino piano per vedere se il suo stato potesse migliorare. La verità è che la casa sul ponte non vuole nessuno in questo inverno infernale.

Un mattino di primavera la visitano quattro sorelle coperte da velette multicolori e unghie molto lunghe, tutte sulla settantina circa, che con la loro scia di odore di funghi secchi e tintura per capelli impregnano la casa - e lei loro - . E' facile immaginare che il cartello vendesi tra poco  svanirà.

Latteversato da: whois a 18:49 |commenti (31) |latte versato link| work wild stories, almost sogni

 

giovedì, 14 febbraio 2008
il gatto che NON si morse la coda

Per aver indugiato troppo in quell’ angolino incandescente, il gattino afferrò certamente il lardo, veramente un pezzetto che stimola solo l’appetito e non appaga per nulla la fame, ma si bruciò tutta la codina, come se fosse paglia. Non  che fosse veramente di paglia, sia chiaro, un bel soriano ha tutt’ altro, fatto sta che si trovò senza coda.

Miagolò poverino a perdifiato, da fare pena persino a quella dura di cuore della signora Liviana che, arruffandogli il pelo, si becco dritta dritta una zampata sulla guancia.

Il gatto senza coda se ne andò per questo mondo pieno di  bellissime code  attaccate a gatti ciechi, ma soprattutto stolidi, ingaVi e abulici.

Ogni notte alla mezza miagolava sopra il tetto della signora Liviana, ma fino alle undici era tra i bidoni degli unti residui di un mac a far la corte alle gattine in calore che, come si sa, lo sono spesso anche in giovane età.

Come biasimarlo? Amava  gli anfratti umidi e la feccia tangibile non dell’immaginario, ma della gattità.  

Continuava a restare, purtroppo, senza coda, grossa attrattiva per le gattine femmine. E da qui cominciarono le sue insicurezze, fino a quando non si mise una bella coda di fumo di londra e iniziò a  frequentare giri snob assai fumosi, parole in abbondanza e poco arrosto per intenderci, suscitando miagolii di approvazione da tutte quelle giovani allucinate dal fumo e dalle sue varie apparenze.

Ma questo avvenne molto più tardi, quando la signora Liviana era già morta e le vicine oramai parlavano d'altro che del gatto senza coda.

Latteversato da: whois a 21:05 |commenti (23) |latte versato link| almost sogni, latteversato

 

lunedì, 11 febbraio 2008
votidiglia, e.

Una lievissima voglia di.

di te.

dita.

Latteversato da: whois a 14:16 |commenti (7) |latte versato link| latteversato

 

sabato, 26 gennaio 2008
refrain

Sono fuori posto, senza alcun.

"vaga voglia di stare a casa, dilaga. Tener duro, sempre " : questo potrebbe essere il refrain.

Desidero avere due braccia arrotolate addosso, sapere fisicamente che non sono sola senza questo maledetto telefono sempre in mezzo che inquina ed attutisce i gesti che costruisci per me ed io per te, il tempo di attesa alla risposta, dove l'attesa è appunto l'unico gesto che rende la misura esatta della mia solitudine longitudinale. E ancora.

Sigaretta, poi esco. Forse.

Mi sento sola. Questa è la verità pulsante nel mio cervello, la magnifica perversione che mi pervade. Mi sento sola in macchina, quando ti penso nel retromente accarezzando posti vuoti e parole che vorrei, mi sento sola perché la tua assenza è offuscata da qualcosa. Non posso soffermarmi nel pensarti poiché è imperativo fare un'azione frenetica dopo l'altra e tra tutta questa azione mi sento sola tra la gente, quando parlo e nelle mille piccole manie, mi sento sola perché sto poco con me.

Latteversato da: whois a 14:59 |commenti (17) |latte versato link| latte acido

 

martedì, 15 gennaio 2008
particelle elementari

Quattro bottiglie d’acqua sul comodino sono troppe, pensava la donna liquida.

 

Eh.

 

Chiudi gli occhi, pensa.

 

Dopo aver armeggiato con lucchetti e serrature, spento i computer, parlato al telefono ed essersi svegliata dichiarò a ritroso iniziata la sua giornata.

Sbagliando il momento senz’ombra di dubbio, si trovò in tarda serata a scandire col pensiero il mattino tutto intero, dalla mezza fino all'alba.

Durante la notte  percorse il mese precedente ad una velocità esponenziale, arrivando al momento esatto, guarda il caso, della sua nascita; a quel punto risalì come un tonno lo sperma paterno e finì dentro ad una non meglio precisata, ma spaziosa, idea atavica.

Salutando i dinosauri pattinò velocissima sopra ere glaciali e temperate, fino a quando non capì assolutamente più nulla aggrappata com'era ad un quasar, - ci siamo quasi -  quasi  pensò,  e con grande rammarico si accorse in un solo secondo, distraendosi,  di uno squillare fastidioso del cellulare. Per abitudine guardò chi fosse:

- chiamata non risposta: LUI –

 A causa di questo piccolo e in apparenza inutile gesto si perse niente di meno che un big bang; invece proseguì la sua giornata, risucchiata nel tempo riordinato  con un lieve vortice stellare nelle ore e nei minuti canonici scanditi dall'orologio del famigerato cellulare. 

Sospirò armeggiando con i lucchetti, chiuse la serranda e si diresse a casa, pronta a reinvertire tutto alla prima contrarietà.

 

Latteversato da: whois a 08:23 |commenti (15) |latte versato link| latteversato

 

giovedì, 27 dicembre 2007
BluE ink

blue inkLei disegnava mondi talmente fragili da essere rotti dalla punta della matita, talvolta.  Mondi imperfetti interrotti dall’assenza di un tratto, come una dimenticanza,  dove viveva un po’ in questo e un po’ in quello saltellando tra foglio e foglio, fino a quando un giorno qualunque un bel colpo d’aria li sparpagliò tutti! Spiazzata spezzò sei matite e  in quattro e quattr’otto disegnò una bicicletta arrugginita su una piegolina a piè di pagina.

Una stradina, poi.

Balzando prontamente in sella scappò via, a zonzo, senza permesso di soggiorno  sconfinando persino in mondi altrui. Incontrò copertine ruvide e gialle, scontrini,  agende, carte da lettere e da pacchi, si munì di gessetti colorati e allargò le sue vedute a dismisura,  ma di colpo rovinò sbalzata di sella da una piccola crespa di rilegatura. - Che male! - disse massaggiandosi il ginocchio.

In questo breve frangente una pilot blu manovrata da alieni arrivò a confonderle i tratti, unire i puntini, con una scrittura tutta inclinata a destra e vagamente ascendente tipica di chi fa voli pindarici. Disillusa così brutalmente in tutta questa confusione di inchiostro si rimise in piedi ben presto, asciugandosi con rabbia i capelli fradici di blu.

Ora digita in poche parole ricordi di mondi così fragili da essere dimenticati cinque minuti dopo, dove non ci si può perdere né ritrovare. Follie, banalità sintetiche vergate in verdana. E si firma, si fa chiamare, non senza tristezza, BluE-Ink

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domenica, 18 novembre 2007
Canta che ti passa

cantopost


Questa notte ha un che di eroico, di grottesco, circolare. Siediti, se puoi, tu come ombra resterai seduta accanto a me ed in silenzio ascolterai - me che inganno me - ed insieme il tempo. (h 6.18)

 


Di notte i pini neri si piegano a terra, intrecciandosi tra loro, le finestre si aprono piano e ogni cosa riposa rilassata, nella maniera più consona secondo la propria natura. C'è un rumore, come di aria spostata, mossa da altri. Solo in pochi giorni dell'anno puoi udirlo chiaramente, è il solito vecchio canto di tutte le cose nella loro armonia, ti parla delle piccole noci come dei bachi da seta, narra passato e futuro come un unico presente vasto.  Una sola parola composta da tante parole, se conosci i sutra, ecco, può assomigliare ad un sutra. Omette il principio e la fine semplicemente perché non ci sono, ed è talmente perfetto ed armonioso nel suo vibrare che chiunque lo oda si suicida all'istante, perso in quell' infinita nostalgia del prenatale dove ogni cosa è quella vibrazione; così piccole suore in velo nero si gettano svolazzanti dai balconi del convento, la ragazzina in camicia da notte inala con profondi respiri il gas rapita dal suono,  da tutti i tetti e finestre in fila gli abitanti delle case sorridono buttandosi a braccia aperte, persino il becchino si scava la fossa nella terra molle abbracciando ossa  morte, finalmente consolato, sdraiandosi tra loro. In queste notti di scempio e dolce follia il canto si insinua e si perpetua, svicola e ineffabile scompare frusciando tra i rami.[...]

 

Latteversato da: whois a 16:45 |commenti (28) |latte versato link| almost sogni

 

mercoledì, 10 ottobre 2007
Sotto il senso la colpa cambia

Lei se ne andava bella bella con tutti i suoi sensi di colpa incollati addosso, come borsette nuove. Non si accorgeva  dell’alta tensione che si abbassava né tanto meno della gravità variabile delle cose. Tutto le appariva leggero, soffice, come se fosse un sogno.
Ogni tanto, con infinita delicatezza,  toglieva un senso di colpa aggrappato al collo e lo faceva volare come un aquilone sopra un filo di vento, altre volte li intrecciava tutti in grosse sciarpe di lana, per farli divertire.
La sera li contava, gli tagliava le unghiette e li metteva a dormire dopo un rapido bagno. In inverno, ai primi starnuti, li portava  puntualmente dal dottore. Sentendosi prontamente diagnosticare: "Sarà lo stress" era infinita pena vederli ammalati tutti, i suoi piccoli e dolci sensetti di colpa. Chi si grattava, chi era febbricitante, un delirio averli ammalati dove se uno prende la varicella il giorno dopo l’aveva attaccata a tutti gli altri, sebbene la peggiore fu la tosse canina, che fortunatamente passò in due mesetti.
Presto divennero grandi e robusti, talmente grassi da non volare più nel vento. Si rifiutarono nella maniera più assoluta persino di farsi intrecciare. Che disperazione!
Contrariamente a quanto si pensa, un senso di colpa grande se ne va da solo per il mondo a cercare nuovi spazi e così fecero, uno dopo l’altro, senza nemmeno salutarla, gli ingrati.
All’improvviso si trovò sola, ma talmente sola, che partorì una intera nidiata nuova di piccoli e dolci sensi di colpa da intrecciare e far volare nel vento, e fu nuovamente felice, euforica addirittura quando divennero colpetti giovani e distratti; "D'altronde dai giovani non puoi attenderti che inaffidabilità'', pensava lei con lungimiranza, tanto che non si arrabbiò per nulla  quando i colpetti si persero la n per strada. Capita.  Chi non si perde una n per strada oggigiorno?
E poi la S la aveva pronta da un pezzo.

Latteversato da: whois a 14:51 |commenti (36) |latte versato link| latteversato

 


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